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Piccole civiltà crescono
Come se un altoatesino pretendesse di spiegare a un pescatore a che ora è meglio uscire in mare e cosa fare se il tempo minaccia burrasca.
Come se una persona che odia gli animali si mettesse in testa di dare consigli a chi possiede un cane su come alimentare e far divertire il proprio amico a quattro zampe.
Come se un obeso fosse considerato un autorità in materia di nutrizione e attività fisica,
ecco che il papa se ne esce di nuovo con uno dei suoi assurdi dettami sulle unioni di fatto [i pacs, che la chiesa non riconosce né ha intenzione di farlo] e i matrimoni [quelli religiosi, uno dei business, I suppose, più lucrativi per santa madre chiesa].
Senza considerare la beneagurante consonanza tra l'acronimo per i patti di convivenza civile e la pace latina tanto auspicabile per il gregge della santa madre di cui sopra, probabilmente perché il tema non è così caldo nell'agenda di Benedetto XVIII, la cosiddetta civiltà occidentale dimostra per l'ennesima volta tutta la sua inciviltà.
Se a qualcuno non fosse bastato che si siano già proclamati suoi paladini dei cavalieri senza macchia e senza paura della risma di Buttiglione e Pera, Oriana Fallaci e Giuliano Ferrara, Borghezio e Calderoli [ma questo, ormai, è sparare sulla Croce Rossa, ahi ahi], ecco che un uomo che ha fatto del celibato la propria scelta di vita ricomincia a tentare di infilarsi sotto le lenzuola degli italiani che, invece, il sesso lo fanno. E magari pure come e con chi pare a loro.
Il punto, stavolta, è che mi piacerebbe, ora che forse abbiamo voltato pagina davvero e magari un paio di passettini avanti – anche piccoli, eh!- ci accingiamo a farli, mi piacerebbe che imparassimo ad accettarci l'un l'altro, che usassimo la religione come dottrina che ci consenta di elevare le nostre anime e non come croce di ferro da sbattere sulla testa di chi non ci piace, come dei bambini antipatici che pretendano di dettare tutte le regole del gioco perché siamo a casa loro.
Questi poveri omosessuali, ad esempio, ma li vogliamo lasciar vivere in pace, santiddìo?!
Come cazzo è possibile che in Italia sia lecito essere gay solo se si lavora nella moda e si parla come checche isteriche o se si va in tivù a dare agli etero lezioni di gusto nel vestire, nel mangiare, nell'arredare casa e nel comportarsi? Se un gay fa l'insegnante, magari proprio di tuo figlio [risata satanica a seguire], è subito scandalo. Se invece fa l'architetto, tutto occhei, purché, però, indossi giacche rosa porcellino e ridicole sciarpine di seta.
Gay macellaio? Mai visto uno. Fiorista? Questo mi sembra giusto. Ministro? Come siamo caduti in basso, signoramìa! Comico televisivo che si veste da donna ma nega a oltranza di averne i gusti? Oh, certo che sì! Anche lui ha il diritto di esprimersi, no?!
Nell'opinione comune, il gay deve far ridere gli altri, i “normali”, e dev'essere, soprattutto, ben riconoscibile rispetto al resto del mondo, cosicché i maschi quelli veri possano dar loro dei “diversi” con tutta la politeness possibile, senza temere minacce alla propria virilità.
E allora, ecco che davanti a “Will e Grace” ci sentiamo tutti di farci una risata, se capita. Tutti assistono con piacere a baci - e - tutto - quel - che - scappa di lesbo, su questo non ho dubbi, che siano film, video musicali, succosi live show o manga giapponesi. Ma quanti uomini hanno avuto il coraggio, invece, di commuoversi per il famoso film sui cowboy di Ang Lee?
D'accordo, abbiamo bisogno di esorcizzare. Non si capisce perché, ma dobbiamo riderci sopra finché non ci passa il terrore per questa diversità, che poi, riferita a una parola che inizia per omo-, mi suona linguisticamente paradossale.
Insomma, siamo ancora a “Mamma li culi!”, pardon my french.
E non sarebbe ora di andare avanti, invece? Fare un bel gesto forte e deciso, un passo che dimostri al mondo intero che non solo Zapatero può stare con i gay senza temere di sembrare meno uomo, ma anche il nostro Prodi, il nostro Bertinotti, il nostro futuro ministro della Cultura?
Allora, io faccio la mia modesta, modestissima proposta.
Mi accontenterei, per capire che l'Italia si sta sforzando di cambiare, di sprovincializzarsi e sbigottizzarsi, che per le prossime “Vacanze di Natale” i Vanzina lasciassero libero il povero De Sica, povero, povero ragazzo, che è evidentemente frustrato e compresso in ruoli che non gli appartengono, e gli cercassero un ingaggio, per una volta, in un film serio. Un film alla “Fragola e Cioccolato”, per intenderci. Un film in cui non fosse obbligato a fingere interesse per quello che sta sotto le sottane delle donne che, daiccàzzo, non ci crede nessuno!
Basta fargli toccare tettone rifatte! Basta infilarlo sotto le lenzuola della moglie del ministro in tenuta sadomaso! Che la smetta, per favore, di fingersi l'arrapato sciupafemmine da villaggio vacanze, unico ruolo in cui lo si è visto dagli anni '80 ad oggi, e inauguri una nueva hola.
Chissà mai che, seguendo il suo esempio, tutti quei personaggi pubblici che hanno i suoi stessi gusti si sentano liberi di girare per le strade del nostro Bel Paese mano nella mano con i loro compagni, lasciando a loro volta libere le loro povere mogli palliativo di girare con qualcuno che le trovi sexy sul serio. E non solo per convenienza sociale.
E se poi di queste mogli non sapremo che fare, allora sì che sarà il momento di rivolgerci a Benedetto XVIII per chiedere conto dei danni che una certa gestione ipocrita e maneggiona della politica ecclesiastica ha causato alla società.
Allora sì che la sua opinione la ascolterei volentieri, ma per adesso, per favore, crede di essere in grado di lasciarci vivere e scopare in pace?!

