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*loading* ovvero, la dolce Sophie&la misteriosa scomparsa del Contatore...
eh.
a un certo punto pare che se ne vogliano andare tutti.
ognuno dice la sua e, forse, qualcuno capisce qualcosa, qualcun altro, invece, almeno riesce a sfogarsi, se non a farsi capire. qualcuno fidelizza, qualcun altro diventa un fan e mette il proprio idolo sul piedistallo che, prima o poi, gli farà male. qualcuno si fa amici, qualcuno si illude di esserseli fatti e incontrarli ogni giorno, mentre in realtà sprofonda sempre più giù nella sua solitudine. qualcuno si rompe i coglioni e se ne va, qualcuno si rende conto che sta buttando il suo tempo e se ne va, qualcuno che l'identità virtuale è un giochino che non lo diverte più e se ne va
forse perché in fondo tutto è così uguale e la sola chiave di lettura possibile è l'atteggiamento giusto.
già.
la verità è che ripetere sempre le stesse cose stanca.
e se l'interlocutore è solo aria e pixel pure di più.
meno male che ci sono le vacanze che vi portano via e poi ritornerete tutti abbronzati e pieni di nuove, fantastiche idee che vi distrarranno finché non vi renderete conto di essere esattamente identici a prima di partire. solo un pelo più abbronzati...
ma anche quello, dura poco.
ti-ti-ti-ti-ti...ti-ti-ti-ti-ti...ti-ti-ti-ti-ti...ti-ti-ti-ti-ti...ti-ti-ti-ti-ti...
anche quella mattina, implacabile, il suono della sveglia aveva ferito i loro sogni. lei non aprì neanche gli occhi: si limitò a stiracchiare la bocca addormentata in un sorriso. lui, invece, allungò la mano verso il congegno demoniaco che minacciava la tranquillità della piccola e lo ridusse rapidamente al silenzio, che manco un cavaliere medievale.
per la gratitudine, lei posò il primo sguardo della giornata sul suo eroe e, prima che lasciasse il letto, lo afferrò dolcemente con un abbraccio ancora debole. la luce del mattino era fresca attraverso le tapparelle. non c'era tempo di fare l'amore. lui le accarezzava il risveglio con i baci, i capelli sugli occhi. lei sorrideva, di nuovo ad occhi chiusi.
poi, mentre lui si alzava, su di lei scendeva il lenzuolo rassicurante dell'oblio, il sonno visionario di quando si è dormito poco e ci si ricade.
e vide loro che ancora non si conoscevano e si incontravano in un giardino di pietra. lei leggeva, lui tardava. lui, poi, quando arrivava, la faceva ridere e ridere e ridere. lui, che era di una dolcezza come non ne aveva conosciuta mai. lui che era davvero una persona buona, come non poteva immaginare ne camminassero realmente sulla terra. e quei suoi occhi scurissimi...
vide l'autobus che portò via il fantasma del loro primo bacio. vide il primo bacio in carne ed ossa ad un tavolino, intorno a qualche cuba o mojito o quién sabe. vide lo stupore di quel momento inatteso e di quella poesia inaspettata. e poi i baci un po' ovunque in giro per la città. baci sui marciapiedi, baci a ore sconvenienti della notte, baci che spostavano sempre più in là il momento di salutarsi.
vide lui chiederle di dormire a casa sua.
sentì la sua voce rifiutare, fingendo che fosse per via di una cosa che aveva detto lui, su quanto amava tornare a casa la sera e non trovare nessuno a guastargli il rientro, aprire gli occhi la mattina e non trovare nessuno a guastargli il risveglio. gli dava del misogino per scherzo, ma in realtà era solo stanca e non era preparata all'eventualità. e preparava con il suo "no" la bocca al suono del sì che sarebbe venuto di lì a poco...
- amore...
lei aprì gli occhi in un secondo. non c'era niente di cui desiderasse riempirseli di più.
- ...io vado. vieni a chiudere?!
con gli occhi chiusi e i capelli arruffati, le venne da ridere quando lui le disse:
- che bella che sei!
lo abbracciò e baciò di nuovo.
- buona giornata, amoremìo.
- a te, amore. e ora torna a letto, che hai dormito poco.
era lui che aveva dormito poco, in realtà. come sempre. e se avesse potuto, lei l'avrebbe riportato con sé a sguazzare beato tra i sogni e le coccole. gli avrebbe preso la mano e l'avrebbe saldata alla sua per non lasciarlo più. stupido lavoro, maledetta schiavitù che si frappone tra gli uomini e le loro reali esigenze!
la porta si chiuse sui loro sorrisi innamorati. lei fece una coccola sulla testa al cane. si arrampicò di nuovo a letto. si sdraiò a pancia in sotto, il muso verso la parete e si riaddormentò in un istante, come un cucciolo con la pancia piena di felicità.
*e credo che non ci sia mai stata così poca fiction nelle mie parole.
that rotten stuff someone refers to as love
ho scritto la nostra storia e c'erano petali e ragnatele di rugiada e lacrime
su ogni pagina.
ho scritto la nostra storia e finiva che
un sacco di progetti inziavano.
ho scritto la nostra storia e mi sono sentita stupida
quando mi sono accorta che le protagoniste femminili erano troppe. e io non avrei combattuto.
le altre sono sempre di più.
e dalle mie parti, quando si dice amore
non si intende guerra.
ho scritto la nostra storia e ho pensato che era proprio bella,
così bella che qualcun altro di sicuro l'avrebbe voluta.
che magari al mercato ci avrei fatto un bel gruzzoletto.
ho scritto la nostra storia per non dimenticare, per avere sempre negli occhi
il mio coraggio
quando mi dissi che, se avevo tanta paura
che essere solo tua facesse tanto male,
allora era meglio uscire
in cerca di
una scopata qualsiasi
che cancellasse dal mio corpo la
decalcomania del tuo.
l'ho scritta e ho gridato: vi prego, portatemela via!
ho scritto la nostra storia e l'ho bruciata,
come la falena che rischiavo,
altrimenti,
di essere io.
io dico "la mia libertà"...
tu dici "la mia libertà"
F e R camminavano tenendosi per mano nella strada principale della cittadina.
il sole era spento, i lampioni accesi.
le vetrine si lasciavano intravedere dietro le serrande abbassate, perciò ogni pochi passi R fermava i suoi occhi su qualche oggetto bizzarro in cui loro - i suoi occhi - trovavano mille adorabili motivi d'attrazione.
ogni tanto si abbracciavano.
erano innamorati, e si sa: gli innamorati s'inteneriscono di fronte alle debolezze e ai piccoli vezzi senza senso dell'oggetto del loro desiderio. così ci scappava anche un bacio, dolce, leggero, appenappena.
in strada non c'era più nessuno, quasi.
in settimana, d'altronde, chi vuoi che ci sia in giro?!
"tossici, barboni, extracomunitari, ricchioni..."
"una volta non eravamo così...una volta il mondo era diverso..:"
"...gentaccia. uno schifo. roba che le persone normali non possono più mettere piede fuori casa, dopo una certa..."
"una volta ci piaceva passeggiare, credo. prima della televisione la gente si guardava in faccia, passeggiando. ora..."
"ti pare? e poi siamo noi che paghiamo le tasse. noi che paghiamo le strade su cui quegli animali pisciano e cacano..."
"chissà. forse il mondo che non abbiamo conosciuto era più vivibile. forse in quel mondo c'era più spazio per la piccolezza di un essere umano, forse..."
"...noi che dobbiamo sopportare quegli abominii della natura. e che i nostri bambini debbano vedere quelle schifezze. hai capito?! bisogna fare qualcosa. se non ci pensa il Governo spetta a noi fare qualcosa..."
"...forse in quel mondo due froci come noi non avrebbero potuto passeggiare liberamente mano nella mano per le strade.."
"come quelli, li vedi?! guarda quei due...guarda quelle checche, quel vomito di cane...MI FATE SCHIFO, avete capito?! ricchioni dimmerda! porcatroia, adesso vi faccio cacar sotto io, figlidiputtana..."
M e P camminavano a testa alta, fieri, distanti uno dall'altro, orgogliosi di loro stessi.
il sole era ancora lontano dal sorgere, ma le strade, ora, erano un po' più pulite, grazie a loro.
la libertà della gente
- libertà di non vedere, di non dover assistere all'abominio, al peccatocontronatura -
era salva, ancora una volta, grazie a loro.
giustizieri, sì.
era così che si consideravano.
e per lavarsi il sangue di dosso, con quel retrogusto acre che brucia la coscienza, niente di meglio che un'altra boccia di whiskey.
"della stessa marca della bottiglia che abbiamo spaccato su quelle teste di frocio, però"
forse finiva così...
i miei sensi si sono innamorati dei tuoi
[quant'è bello annusarti che mi annusi
guardarti che mi guardi
e così...]